Atleti al tuo fianco: Nastassja Burnett

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Lotta al cancro e sport si incontrano attraverso il dialogo con atleti professionisti che rivivono e raccontano le propria attività agonistica in un’ottica completamente diversa dal solito, che li avvicina a chi sta affrontando un tumore: questo è il progetto “Atleti al tuo fianco, guidato dal dottor Alberto Tagliapietra, medico chirurgo di Montichiari con DAF in psico-oncologia e patrocinato dalla associazione Arenbì Onlus. Oggi prende parte a questa iniziativa Nastassja Burnett, tennista italiana capace di salire fino alla posizione 121 del ranking WTA.

Ciao Nastassja, benvenuta nel progetto “Atleti al tuo fianco”; oggi parleremo di tennis dialogando delle situazioni della vita quotidiana che chi sta affrontando un tumore è costretto ad affrontare. Prima di generare questo incontro tra sport e lotta al cancro, vogliamo però che ti presenti ai lettori di questa iniziativa: parlaci di te, in tutto ciò che Nastassja Burnett è al di fuori dai campi da tennis.

Ciao a tutti! Chiedermi “chi sono” è un bell’esercizio e un bel gioco: vediamo come cominciare. Sono Nastassja Burnett, una ragazza molto semplice che fa una vita frenetica e sempre in movimento sui campi da tennis nei vari tornei in giro per il mondo, ma quando ne esco mi piace essere molto tranquilla, stare a casa, guardare film, andare in giro per Roma a fare shopping. Amo andare al cinema e leggere, in effetti ora che ci penso sono tutte attività votate al relax e all’abbassamento della tensione, probabilmente questo è un buon modo di presentarmi, mi rappresenta.



Avviciniamoci ora all’obiettivo del nostro incontro parlando di una situazione comune in oncologia. Anche quando una persona riceve una diagnosi di tumore, lo stress è molto elevato e la vita diventa improvvisamente frenetica; non è solo lei ad essere coinvolta in un percorso complicato, ma con lei tutta la sua famiglia. Per questo motivo spesso il paziente si sente responsabile, attraverso le proprie condizioni quotidiane, di come stia emotivamente l’intero nucleo familiare, aspetto su cui lavoriamo in psico-oncologia per alleggerire i pazienti di questo carico di responsabilità. Tu sei di Roma e al Foro Italico hai vissuto esperienze sportive importanti: come si convive col tentativo di raggiungere un obiettivo quando si sente la pressione di un ambiente intorno a te che amplifica le pressioni del percorso?

Guarda, per un tennista italiano giocare al Foro è sempre comunque un sogno, in particolare sul campo Pietrangeli. Però son sincera, a volte quando sei in campo entri in una trance agonistica che ti fa sentire solo l’eco di quello che succede sugli spalti e intorno a te. Certo, senti le esultanze e i lamenti, concordi con i punti vinti e gli errori, senti anche che ci sono persone lì solo per te: il tuo allenatore, la tua famiglia, senti tutti presenti però come un po’ più in lontananza, perché in campo ci sei tu e la sfida devi giocarla prima di tutto dentro di te, non importa cosa succede intorno. Sicuramente girarsi e vedere lo stadio pieno mette qualche emozione in più, però per quel che mi riguarda mi stimola a dare il meglio dentro di me, per giocare comunque prima di tutto la mia partita ed offrirla poi a chi mi sta intorno che partecipa con me ma non la sta giocando.





Le terapie in oncologia sono quasi sempre molto lunghe, e qualche volta si possono prolungare oltre le previsioni iniziali. Per una persona che sente l’avvicinamento del termine della chemioterapia, sentirsi dire che dovrà fare cicli ulteriori è sempre un momento molto delicato, che può mettere in profonda difficoltà l’aspetto emotivo. Nel tennis, vincere facilmente il primo set e vedersi sfuggire il secondo di un soffio ti porta a dover resettare la mente per affrontare un terzo set decisivo. Come vivi tu questa situazione? Riesci a isolare la mente dallo spettro del traguardo sfiorato e non ancora raggiunto?

Sì, in quei casi è difficile affrontarla perché magari stavi pure avanti nel secondo set, a me è capitato diverse volte; però devi in qualche modo digerire il rospo, perché il tuo obiettivo è ancora da raggiungere ed è ancora raggiungibile. Questo nel tennis si verifica anche tra due tornei ravvicinati: magari arrivi da una sconfitta bruciante, e mentre giochi il nuovo torneo ancora ci pensi. Questo non va bene, quanto hai fatto prima è un percorso necessario, ma ti devi subito orientare verso quel che puoi compiere di buono ora, prenderne atto e in qualche modo organizzare la mente per ripartire. Anche perché può succedere l’evento inverso, in cui una partita che sembra persa si gira in maniera inaspettata e ti si presenta l’occasione di portarla a casa. Non sai quel che può succedere, devi essere sempre pronto sul presente.



Ti è mai capitato di vincere una sfida che ti sembrava impossibile da poter ribaltare?


Sì, mi è capitato ed è una sensazione bellissima. Anche di disputare partite con giocatrici che reputo più forti di me e sorprendentemente di arrivare alla vittoria. Una sfida non è mai persa fin quando non l’hai giocata fino in fondo.

Di esame strumentale in esame strumentale, ogni paziente riceve le notizie di come stia evolvendo il tumore in seguito alle terapie effettuate. Avvicinarsi agli esami però non è mai facile sotto il profilo emotivo: la psico-oncologia fornisce gli strumenti per dominare queste emozioni, come quando per esempio la volta precedente hai avuto notizie confortanti e il timore che questa volta tutto vada compromesso è imperante. Nel tennis, i punti guadagnati in una stagione, a distanza di un anno scadono e vengono persi e di settimana in settimana si affrontano tornei in cui guadagnare nuovi punti perdendo quelli immagazzinati l’anno precedente. Come convivi con le tue emozioni quando in un torneo hai tanti punti da difendere, perché l’anno precedente hai avuto buoni risultati? Ti porta a giocare meno bene questo pensiero?

Non è facile confrontarsi con lo spettro di quel che eri l’anno prima, a maggior ragione quando hai molti punti da riconfermare. Nel nostro mondo tennistico, la fortuna è che se non riesci a difendere un risultato, ci puoi provare il torneo successivo, perché sono sempre tante sfide. Certo, non è facile ripartire sapendo di avere molti meno punti, ma sono le cose che possono accadere, così come può succedere di riuscire ad incamerarne più della stagione precedente. Ogni torneo, ogni partita e quindi ogni giorno tu devi stare concentrato sulla singola prestazione e cercare di dare il massimo in quella: il precedente è già storia, può spaventarti ma nessuno lo può cancellare, e se c’è stato un esito positivo un motivo ci sarà. Tappa dopo tappa, tu costruisci la tua storia, a volte con grandi delusioni, altre con successi straordinari. Qualsiasi cosa succeda, devi essere pronto a costruire il prossimo passaggio. Però bisogna accettarlo perché lo metti, cioè lo fai presente che è una cosa che può accadere, nel senso che poi anche uno, a tanto da difendere e quella, dipende come la prendi, può essere anche che…perché dici “cavolo, settimana dopo devo difendere, devo giocare bene, perché”…l’effetto opposto di quello che parlavamo prima. Sei passato è quindi non difendi. A questo punto, non è semplice.





Ho un’ultima domanda per te: c’è una caratteristica di Nastassja Burnett tennista che, se tu avessi una bacchetta magica, ti piacerebbe regalare, in questo momento, a chi sta ogni giorno, ogni momento combattendo contro un tumore e sta affrontando una quotidianità condizionata dalla malattia?

Guarda, a me dicono che ho sempre un atteggiamento positivo quindi direi lo spirito di lottare a fondo in maniera costruttiva anche quando è un momento in cui le cose non vanno come vorresti. Credo che quella sia una dote importante in qualsiasi cosa uno faccia, e soprattutto per queste persone che devono lottare in una situazione ben più importante di una partita di tennis.



Grazie Nastassja per le tue parole e per la tua disponibilità, tu da oggi sei una tennista degli Atleti al tuo fianco, siamo felici che ogni volta che scenderai in campo da oggi, rappresenterai tante persone in più che faranno il tifo per te.

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