RACE FOR THE CURE – PUO’ UNA GARA DI CORSA CONSIDERARSI LOTTA AL CANCRO?

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Oggi mi sono imbattuto in un articolo sul sito di Adnkronos riguardante un’iniziativa per la lotta contro il tumore al seno che si svolge in questi giorni a Roma; si chiama “Race for the Cure” ed è una manifestazione di tre giorni che culmina con una corsa di cinque chilometri in programma domenica 17 maggio.

Mi è capitato più volte di sentire pareri scettici riguardo all’efficacia di iniziative di questo tipo, spesso accompagnati da espressioni come “cosa c’entra una corsa con il tumore” o “queste iniziative non fanno di certo guarire i pazienti ammalati di cancro”.

Oggi vorrei quindi condividere con voi una riflessione su questo tema.

Ma effettivamente, come può una corsa, competitiva o meno, essere d’aiuto nella lotta al cancro?

Per entrare in argomento oncologico, è utile prima di tutto allenare il nostro campo visivo ad ampliarsi, non partendo dall’ambito prettamente clinico e terapeutico ma cercando di contestualizzare quello che stiamo osservando e analizzando. Facciamo un bel respiro e tuffiamoci in questa tematica.

Ogni anno in Italia ci sono 37000 nuovi casi di cancro alla mammella (fonte: Lega Italiana Lotta ai Tumori); ciò significa che ogni giorno 100 persone in Italia si vedono diagnosticare un tumore al seno. Sono numeri che personalmente ancora non finiscono di impressionarmi, soprattutto perché ogni giorno ognuna di quelle 100 persone vede incominciare un percorso che ne stravolge la quotidianità e quella del proprio nucleo familiare. E stiamo parlando della sola mammella.

La parola chiave sta proprio in un’espressione molto usata, ma spesso sottovalutata nella sua profondità di significato: lotta al cancro. Queste tre parole non stanno solo ad indicare “guarigione” o “ricerca delle cure”. La lotta al cancro sta anche nel valorizzare le giornate di questo percorso, riequilibrarne le emozioni, legittimare il confronto e il dialogo sulla malattia, incazzarsi per quel che si deve sopportare e a volte riuscire anche a riderne. La lotta al cancro si affronta ogni giorno, anche se non si è ammalati, perché non si caschi mai nelle trappole del tumore come argomento tabù, perché non si sfoci nell’ambito della superstizione.

Parlarne fa cultura, non solo nel nozionismo, ma anche nello scambio e nel confronto, di chi ci è passato, di chi ha perso delle persone in questa battaglia, di chi ha avuto paura e non sapeva come fare, di chi ha avuto coraggio e non sapeva cosa farsene, di chi ha scoperto l’ambivalenza della parola “affetto”, di chi ha scoperto quanto fosse forte nel momento in cui forte era la sola cosa che poteva essere.

In occasione di “Race for the Cure” ci saranno al via della corsa tantissime donne che hanno affrontato (o stanno affrontando) la battaglia contro il tumore della mammella, e si presenteranno con maglietta e cappellino rosa per testimoniare la propria presenza nel percorso oncologico, ben più faticoso di una 5 km. Una straordinaria onda rosa invaderà la capitale e si farà portatrice di un messaggio importante, teso alla condivisione di un’esperienza e all’abbattimento di un tabù culturale che spesso insidia la cultura del confronto e del dialogo.

Aggiungeteci tutte le iniziative correlate a questa manifestazione, le possibilità di sottoporsi gratuitamente agli esami, i consulti con medici, specialisti e psiconcologi, l’occasione di parlare con psicologi e psicoterapeuti.

Lotta al cancro è prevenzione, è diagnosi precoce, è ricerca, è cultura, è conoscenza, è confronto, è divulgazione: incredibile come un’esibizione di corsa riesca a fare tutto questo.

Se siete a Roma, fateci un salto; nei prossimi mesi la manifestazione sarà anche a Bari, Bologna e Brescia: sul sito della manifestazione “Race for the Cure” trovate il calendario e tutte le informazioni necessarie. E parlatene in giro, perché il silenzio, l’isolamento e l’oscurità sono complici dell’invasività del tumore. Sta a noi, in questa lotta, scegliere da che parte stare.

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